IL MONDO DI WOLFIE

Così, senza preamboli. Take a look.

Immigrazione e denatalità, Ue a crescita “quasi” zero

Vado qui, ovvero torno a respirare per  una settimana, l’aria salubre e intatta del Trentino dove sono nato e cresciuto fino alla “veneranda” età di 19 anni. E dove quando c’è bisogno di ricaricare le pile torno volentieri. Wolfie viene con me. Se avrà tempo, mentre io inforcherò la bicicletta per scalare qualche bel “passo”, posterà qualcosa. Altrimenti ci vediamo il 28.

La porta "sud" di Tione di Trento

Un occhio a Elena Kagan e alle sue prese di posizione su aborto, libertà religiosa suicidio assistito e altri temi “caldi”.

Joe Biden in Sud Africa per l’esordio della nazionale Usa contro gli Stati Uniti nella Coppa del Mondo. E come al solito regala qualche bella e gustosa dichiarazione

Joe Biden e la moglie

Intervista di Obama a The Politico: alcuni deputati ipocriti sulle trivellazioni.

Obama mangia gamberetti in un ristorante in Louisiana

Romney “vince” il sondaggio sulle primarie in Iowa. Ma la cosa divertente è che nessuno degli aspiranti (tranne Romney, Palin e Gingrich) è sconosciuto dalle parti di Des Moines. Gente tipo Daniels o Thune..

The Politico fa un bel servizio sui vincitori di queste primarie: il conto è presto detto. Allora come sono andati i candidati “endorsati” dai big repubblicani. Bene quelli vicino a Palin e Romney. Not so good quelli di Huckabee che ha speso molti soldi della sua PAC per sostenere il cavallo sbagliato.

Su queste cose Halperin è imbattibile.

L’ULTIMA NOTIZIA, LA RECENSIONE

di Alberto Simoni

La notizia non convincerà gli “smanettoni” del Web, i moderni dandy iper tecnologici che si abbeverano al mito di Google e di Apple, o chi considera la Rete l’incarnazione (ovviamente perfetta) della democrazia moderna. Ma in un mondo che sta plasmando le nuove frontiere dell’informazione, il punto di partenza è che «a dettare direzione e ritmo del cammino, in ultima analisi, non dovrà essere la tecnologia ma l’antropologia».
Massimo Gaggi, inviato del «Corriere della Sera» a New York, e Marco Bardazzi, giornalista de «La Stampa» e per 9 anni corrispondente dell’«Ansa» negli Stati Uniti, non sono due luddisti del 21esimo secolo allergici all’evoluzione dei media.
Tutt’altro. Si muovono a loro agio fra tecnologia e multimedialità. Ne conoscono il linguaggio e le potenzialità ma non ne restano travolti.
Scorrendo le pagine del loro L’ultima notizia. Dalla crisi degli imperi di carta al paradosso dell’era di vetro (Rizzoli), il lettore ne esce confortato, sollevato e persino esaltato dalle prospettive che attendono il mondo dei media. Gli autori snocciolano dati e li analizzano in modo acuto, raccontano aneddoti e storie, descrivono situazioni scegliendo punti di osservazione poliedrici.
Smontano miti, come quello dei blogger cacciatori di notizie che in realtà nel 95% dei casi sono prese (“linkate”) dai siti Web delle grandi testate; e lanciano moniti agli stessi giornalisti chiamati a «cambiare pelle per sopravvivere nel mondo dell’informazione» al tempo del Web. E agli editori, incappati agli albori di Internet nell’illusione di poter vivere di introiti pubblicitari e ora costretti, sotto la spinta del magnate australiano Rupert Murdoch, a imporre un balzello per l’accesso ai giornali e agli articoli on-line.
“Social network” come Facebook e Twitter, blog, aggregatori di notizie, iPad, Kindle, sono solo la punta dell’iceberg della rivoluzione che l’informazione sta vivendo. Ma come ogni grande cambiamento, nella fase di transizione la dialettica fra luci e ombre è dominante.
Perché se nei prossimi anni il quotidiano cartaceo come lo conosciamo oggi sarà un lusso per le élite, non è ancora così evidente a cosa il cittadino si appoggerà per informarsi. Né come pubblicitari ed editori si muoveranno. Né quali saranno i contraccolpi politici se solo pensiamo a come la rivolta in Iran è stata veicolata tramite Twitter. Scrivono gli autori: «Gutenberg va in pensione lasciando spazio non a un successore definito, ma a un magma ribollente di tecnologie digitali e di nuovi modelli informativi».
Di sicuro il futuro sarà multipiattaforma e l’informazione on-line non più totalmente gratuita, sostengono Gaggi e Bardazzi.
Il modello del “tutto free” non potrà che tramontare. Gli editori non hanno scelta dinanzi al crollo delle entrate dalla pubblicità. E pure i giornalisti dovranno adeguarsi ai cambiamenti. Dovranno saper fondere digitale e cartaceo ed essere capaci di saltare da una piattaforma all’altra. Ma soprattutto il giornalismo sarà destinato all’irrilevanza se perderà di vista la sua stessa natura, quella di essere organizzato e orientato «alla promozione e al rispetto di una certa immagine di persone e del bene comune». Sta qui il primato dell’antropologia sulla tecnologia. Perché se «l’informazione del futuro è già pronta a risorgere da ceneri tutt’altro che spente», ci vuole comunque qualcuno che la guidi tenendo bene impressa nella mente l’idea stessa di uomo.

L'ultimaa notizia, M. Bardazzi-M. Gaggi

DI ALBERTO SIMONI

L e sanzioni sono «un chiaro messaggio a Teheran» dice Barack Obama. «Le gette­remo nella spazzatura», replica a stretto giro di posta Mahmoud Ahmadinejad per il quale la risoluzione «non vale un centesimo». La quarta tornata, dal dicembre del 2006, di misure punitive votate dal Consiglio di sicu­rezza dell’Onu contro l’Iran per il suo pro­gramma nucleare, non sposta di una virgola il “gioco” delle parti. Con l’America a brindare per l’inasprimento delle sanzioni, «le più se­vere » le ha definite la Casa Bianca; e l’Iran ad alzare la posta. Dapprima notificando all’Aiea che l’arricchimento dell’uranio continuerà e poi con la promessa del Majilis, il Parlamento iraniano, di rivedere la cooperazione con l’A­genzia Onu per il nucleare. Reazioni dure ma in fondo prevedibili, in linea con le premesse e le promesse. Ieri al Palazzo di Vetro nessuna voce ha cantato fuori dal co­ro.

Quasi tutti allineati dietro la risoluzione pre­sentata dagli Usa e sostenuta da Francia e Gran Bretagna e passata con 12 sì, due no e un aste­nuto. Via libera di Cina e Russia guadagnato ammorbidendo il testo e ignorando il com­parto energetico. Così Pechino ha potuto dire che il succo delle sanzioni «è riportare l’Iran al tavolo dei negoziati» aggiungendo poi di au­spicare che Teheran si adegui ai contenuti del­le 10 pagine (più 4 annessi con la lista nera del­le società e degli individui «banditi) della riso­luzione. Le sanzioni, per Mosca, «escludono l’uso della forza» e sono «una misura obbliga­ta » secondo il suo ambasciatore all’Onu, Vitaly Churkin. A vo­tare contro il provvedimen­to Turchia e Brasile (si è a­stenuto il Li­bano), i due Paesi che il 17 maggio avevano siglato a Teheran l’accordo per il trasferimento dell’uranio debolmente ar­ricchito proprio in Turchia in cambio di com­bustibile nucleare per il centro di ricerca me­dica di Teheran. L’ambasciatore brasiliano ha parlato di sanzioni «inefficaci», facendo l’eco alle parole pronunciate in mattinata da Putin. In un’intervista all’Afp il premier aveva detto: «Nuove sanzioni come quelle che saranno ap­provate all’Onu saranno inefficaci». Israele in­vece le ha definite «un passo importante» ma «non sufficiente».

Sia Washington sia l’Unione europea hanno fatto sapere di essere pronte a imporre unila­teralmente altre sanzioni (sia Usa sia Ue han­no già in atto provvedimenti restrittivi ad hoc contro società e individui della Repubblica i­slamica). Ma se c’è l’intenzione di andare fino in fondo, la porta del dialogo resta aperta. Lo ha ribadito ieri lo stesso Barack Obama. Se le «sanzioni sono un messaggio inequivocabile sulle intenzioni della comunità internaziona­le », ha detto il capo della Casa Bianca, è pari­menti vero che gli Stati Uniti non chiudono le porte alla diplomazia. E ritengono un diritto dell’Iran aver «accesso all’energia nucleare pa­cifica ». Ciò che chiede l’America (e non da o­ra) è che non vi siano ambiguità nel program­ma atomico della Repubblica islamica. «Fino a quando le preoccupazioni del mondo sulla sfida nucleare saranno dissolte, dobbiamo la­vorare insieme per garantire che le sanzioni di questa risoluzione siano pienamente e ferma­mente implementate«, ha detto l’ambasciatri­ce Usa all’Onu Susan Rice dopo il voto.

La nuova tornata di sanzioni colpisce fra l’al­tro tre aziende controllate dall’Irisl (compa­gnia che gestisce i cargo) e 15 legate ai Pasda­ran. Fra l’altro autorizza ispezioni in mare a­perto alle imbarcazioni sospette. (Questo ca­pitolo è lasciato però alla discrezione dei sin­goli Stati). Altre 40 compagnie si aggiungeran­no alla «lista nera» dell’Onu e i loro asset nel mondo saranno congelati se le società saran­no sospettate di aver un ruolo nel programma atomico o missilistico. Colpite anche le filiali all’estero di alcune banche e una persona, il capo del programma atomico di Isfahan, Ja­vad Rahiqi. Per lui divieto di espatrio e conge­lamento dei beni all’estero.

Il più contento di tutti è Harry Reid, numero uno del Senato. Un “dead man walking” – politicamente s’intende – fino a qualche settimana fa e ieri risorto per magia. Diciamo che ora Reid, che è sgradito a oltre 1 su due abitanti del suo Nevada, può guardare il mondo “da un altro Angle”. Gioco di parole per dire che se Reid ora nutre chance (solide) di conservare il seggio e aggiudicarsi il quinto mandato è grazie a Sharron Angle, signora nessuna, che sostenuta dal Tea Party ha sbaragliato la concorrenza di 12 rivali e si è aggiudicata le primarie del Gop. La signora Angle è un tipo piuttosto folkloristico e ha dalla sua prese di posizione a dir poco insolite: al di là dell’”odio” per tutto ciò che è emanazione del potere federale e quindi Dipartimento dell’Energia, Epa and so on (ma questo in fondo è parte di una cultura politica ben radicata, nobile e diffusa negli Usa sin da prima della guerra di secessione), la signora ha sostenuto in passato che l’aborto provoca il cancro al seno e che ai prigionieri dovrebbe essere dato accesso a saune e massaggi (un programma nientemeno che sponsorizzato dal padre di Scientology). Mettiamoci pure una vecchia affermazione nella quale disse che le case farmaceutiche hanno sostenuto l’attacco dell’11 settembre e Reid può dormire fra due guanciali. Per tanto “odiato” dalla sua gente, l’idea che la Angle approdi a Washington potrebbe esser urticante per milioni di abitanti del Nevada. Meglio lo status quo del grigio Reid che le nuove e bizzarre prospettive della Angle. Il Tea Party è un movimento genuino e forte. Ma se continua così mieterà più vittime a destra che fra i democratici. Obama è debole, il Tea party il suo più solido “alleato” nell’urna.

Proposition 14 would put all candidates for statewide, congressional and legislative offices on the same primary ballot and allow voters to choose from the full list. The top two vote-getters for each office — regardless of party — would face each other in a runoff.“  (Los Angeles Times)

Insomma basta primarie con candidati calati dall’alto o comunque espressione dei partiti (siamo sempre in un contesto americano e non in Italia). Ora in California ci sarà un unico foglio sul quale ci saranno i nomi dei pretendenti a un incarico pubblico. I due più votati si sfideranno nelle elezioni di novembre. Funzionerà così dalla prossima tornata  elettorale. I partiti democratico e repubblicano sono contrari, ma la Prop.14 è stata approvata nelle votazioni di ieri (primarie). Sarà divertente. Da vedere se sarà pure la prima picconata al sistema tradizionale delle primarie così come si è affermato in questi decenni (in America sempre, perché in Italia il tutto è sul ridicolo andante)

La California si tinge di rosa: Meg&Carly alla riscossa.

E sceglie due CEO

Meg Whitman

Carly Fiorina

QUEEN PALIN, RE MIDA

Certo non è re Mida, ma Sarah Palin in questo periodo sembra avere il tocco magico. Anche i candidati più a rischio che ha sostenuto hanno vinto le primarie. Se continua così la chiameranno anche dal nostrano PD!

Sarah Palin

DA TOWNHALL. COM

NEVADA SENATE
Senate Majority Leader Sen. Harry Reid has no serious challengers in his primary race, but is facing a potentially serious threat from any one of three GOP primary candidates. Two of them, former state party chair Sue Lowden and businessman Danny Tarkanian, were neck-and-neck until just weeks ago when the third candidate, Sharron Angle, began polling ahead of both of them.

Reid is rumored to be funding attack advertisements against Lowden and Tarkanian because he would rather run against Angle, who has established a reputation as a tax-cutter and anti-establishment pick. Whoever comes out on top has got a clear shot at Reid, who up until this point, has been politically untouchable. The clear shot doesn’t mean it’s an easy shot; Reid has vowed to raise $25 million to fund his campaign, and will probably succeed at raising every cent.

Helen Thomas, da reporter a columnist. Sempre però in prima fila alla Casa Bianca.

Helen Thomas

Google
Il profilo di Alberto Simoni
Profilo Facebook di Alberto Simoni
Crea il tuo badge
 
DIZIONARIO di INGLESE
cerca:  
Inglese - Italiano  
Italiano - Inglese